
L’aumento di capitale sociale liberato mediante la compensazione di crediti vantati dai soci nei confronti della società non può beneficiare della tassazione fissa prevista per gli atti societari. Al contrario, tale operazione configura una disposizione autonoma dei soci, soggetta all’imposta di registro proporzionale.
Lo ha stabilito la Cassazione con l’ordinanza n. 25106 del 7 settembre 2026, con cui ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate.