
La legge di bilancio 2026 ha ampliato i casi in cui scatterà la presunzione di imprenditorialità (e quindi l’obbligo di partita Iva e reddito d’impresa) riducendo il numero degli appartamenti concessi in locazione breve, nel periodo d’imposta, a 3 o più (in luogo di 5 o più), a prescindere da chi li possiede e in che quote. Superata detta soglia, non è più possibile usare il regime delle locazioni brevi “da privato” (né la cedolare secca su tali canoni), che confluiscono nel reddito d’impresa con obbligo di partita Iva e relativi adempimenti (contabilità, IVA salvo forfettario, ecc.).
Nel caso di comproprietà tra coniugi (o altri contitolari, come si verifica spesso per le comunioni ereditarie) sorge il dubbio su come operare correttamente non solo dal punto di vista giuridico, ma anche al fine di ottimizzare la tassazione, anche alla luce dell'eventuale possibilità di accedere al regime forfettario in caso di impresa individuale.