
Le modifiche introdotte in sede di conversione del decreto fiscale al Concordato preventivo biennale (CPB) confermano, ancora una volta, l’approccio frammentario del legislatore verso uno strumento che continua a presentare criticità strutturali irrisolte. Gli interventi approvati dal Senato (che saranno, quasi certamente, approvati anche dalla Camera, a seguito alla richiesta della questione di fiducia del Governo - v. Fisco passo per passo 15/05/2026) al disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 38/2026 appaiono, infatti, dei meri "correttivi", privi di una versa capacità innovativa. Il risultato è un concordato che, pur subendo continui ritocchi normativi, non riesce ad acquisire maggiore attrattività per contribuenti e professionisti.