
Le recenti notizie di cronaca fiscale, che vedono l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza intensificare i controlli sui contribuenti in regime forfettario per scovare le trasgressioni ai limiti di ricavi o l'occultamento dei corrispettivi, riaccendono periodicamente i riflettori su questo strumento. Tuttavia, concentrare il dibattito solo sugli aspetti patologici e sulla lotta all'evasione rischia di far sfuocare la vera questione di fondo. Il vero tema da porsi riguarda l'impatto strutturale che questo regime produce sull’economia italiana: il forfettario è diventato ormai il modello dominante del lavoro autonomo nel nostro Paese, arrivando a coprire oltre il 52% della totalità delle posizioni IVA nazionali. Un trend confermato dai dati sulle nuove aperture, dove il regime agevolato assorbe quasi la metà delle nuove registrazioni complessive e raggiunge un picco del 70% tra le persone fisiche. Più che la nascita di nuove imprese, i numeri evidenziano una riorganizzazione formale dell’autoimpiego, accompagnata da un forte incentivo al nanismo dimensionale e da un'accentuata frammentazione sociale.