
La ripartizione degli utili negli studi associati e in genere nelle strutture aggregate ha sempre rappresentato un delicato punto d'equilibrio tra la logica societaria del capitale e la natura squisitamente personale della prestazione professionale.
In un'associazione o in una società tra professionisti, l'apporto di ciascun socio non è mai costante né predeterminabile a priori, in quanto dipende dal volume di attività generato, dalla complessità delle pratiche gestite, dalle capacità d'attrazione della clientela e persino da eventi personali straordinari verificatisi nel corso dell'anno. E’ il motivo per cui, prevedere quote rigide di partecipazione ai profitti prima ancora che l'esercizio abbia inizio significa snaturare il principio stesso della meritocrazia professionale.